La nostra Storia

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FILATELIA
La storia postale della Repubblica ha origini ben lontane ed illustri. Essa inizia con un provvedimento adottato dal Consiglio Principe e Sovrano il 7 ottobre 1607, con il quale veniva nominato un Postiglione che doveva recarsi a Rimini con l’incarico di ritirare la posta in arrivo e consegnare quella in partenza, per garantire ai sammarinesi contatti con il mondo esterno.

Veniva così istituito un servizio pubblico organizzato sia ad uso delle autorità dello Stato sia dei cittadini: nessuno era esentato dal pagamento, nemmeno i Capitani Reggenti, i nostri Capi di Stato . Si noti che a quel tempo la funzione di trasferire la posta era svolta in ogni parte d’Europa da corrieri privati, il cui costo era alla portata di regnanti e papi; i meno abbienti dovevano arrangiarsi, scrive Franco Filanci, affidando il proprio messaggio ad un pellegrino , ad un monaco , ad un capitano di una nave….

San Marino quindi fu il primo stato del mondo a concepire e creare un servizio postale pubblico e senza lo scopo di creare un introito per le casse dello Stato. Così nell’inverno 1607- 1608 il primo Postiglione, Giulio Franchini, cominciò a fare la spola tra il Pianello (la Piazza davanti al Palazzo Pubblico) e la stazione di posta riminese ; all’inizio una volta alla settimana poi due e anche più , sempre a piedi ed in qualunque stagione!

Per raccogliere la posta in partenza per Rimini fu installata una cassetta sotto il portico della Domus Communis Magna mentre, durante il trasporto, la corrispondenza veniva inserita in una “bolgetta”. E per oltre due secoli la retribuzione del Postiglione fu composta da un piccolo salario- causa di periodiche lamentele - integrato da un baiocco come tassa per ogni lettera in arrivo, più un paio di scarpe e un tabarro ogni tanto

Sulla scia delle migliorie portate dai francesi, nel 1826 San Marino ritenne opportuno dotarsi di un servizio meno aleatorio del semplice Postiglione , così il Consiglio Principe e Sovrano il 7 dicembre decise di “…stabilire un ufficio postale il che in affare così delicato sembra essere un metodo più regolare e sicuro di quello sinora praticato..”. All’inizio ci si limitò ad elevare il Postiglione ad Ufficiale postale , concedendogli un angolo del Palazzo Pubblico, poi, nel 1833 , per evitare disguidi, venne istituito un vero Ufficio, a fianco del Palazzo Pubblico, con tanto di Direttore, cui spettava il compito di raccogliere e smistare la corrispondenza. Egli ebbe in dotazione anche il primo bollo sammarinese: un “Affrancata”, usato per segnalare al Direttore della Posta di Rimini che il mittente aveva già versato la somma necessaria ad affrancare la lettera… Le chiavi della “bolgetta” erano tenute esclusivamente dai Direttori dell’ufficio di San Marino e dell’ufficio di Rimini.

L’apertura dell’ufficio fu l’inizio delle novità postali per San Marino. Quando nel novembre 1834 morì il Postiglione , invece di eleggerne uno nuovo lo si sostituì con il figlio anche per “provvederlo di un qualche mezzo per sovvenire allo stato miserabile della sua numerosa famiglia” ed, in seguito alle suppliche della madre, gli fu assegnato un cavallo.

Nel 1840 partì in Gran Bretagna la riforma di Rowland Hill , con la tariffa postale uniforme e l’adozione delle carte valori postali , i famosi “penny black”. San Marino già aveva adottato la tariffa unica, quindi negli anni successivi si limitò ad adeguarsi prima al modello pontificio, utilizzando i francobolli con la tiara papale, trovandosi in una enclave all’interno dello stato della chiesa; poi, alla fine del 1859, quando le Romagne divennero parte degli stati sardi , vennero utilizzati i francobolli con l’effigie di Vittorio Emanuele II. Va sottolineato che i sammarinesi che affrancavano la corrispondenza non vedevano i francobolli in quanto essi venivano applicati nell’ufficio postale di Rimini.

Nel 1862 , a seguito della stipula della convenzione con l’Italia di amicizia e buon vicinato, il Direttore dell’Ufficio Postale si sentì in dovere di indicare sulla corrispondenza in partenza il luogo d’origine (come prevedeva la normativa postale italiana) introducendo finalmente il bollo nominativo “San Marino”; esso non aveva data , visto che essa veniva impressa con il bollo a calendario di Rimini. Dal 1° gennaio 1863 , con l’entrata in vigore della riforma postale italiana, che imponeva l’affrancatura anticipata, San Marino dovette dotarsi di francobolli italiani, accanto ai quali doveva essere posto il timbro che esprimeva la provenienza (San Marino) . Essi venivano poi annullati , con il bollo a date, una seconda volta a Rimini; sono chiamati “precursori” ed hanno notevole quotazione nel commercio filatelico.

La prima Convenzione Postale fra San Marino e il regno d’Italia fu firmata 7 febbraio 1865 e prevedeva che “il Governo della Repubblica ammette per ora nel suo territorio l’uso dei francobolli italiani”, su cui lo Stato Italiano concedeva un aggio del 20% ; San Marino doveva quindi adattarsi alla normativa ed ai servizi postali Italiani ma, scrive ancora Filanci, fece anche di tutto per differenziarsi : nel bollo a date , pur simile a quelli italiani, mise la dicitura per esteso “REPUBBLICA DI SAN MARINO” e utilizzò l’inchiostro azzurro, colore della bandiera sammarinese – che invece la normativa postale italiana vietava perchè corrosivo dei bolli.

Pochi anni passarono e nel 1875 San Marino adottò la decisione di “non proseguire a valersi nelle corrispondenze postali dei francobolli di altro Stato” ed iniziarono le trattative con l’Officina Carte Valori italiana per crearne dei propri.

Un nuova convenzione postale del 2 marzo 1877 apriva una prospettiva oltremodo favorevole a San Marino : essa prevedeva che la “francatura delle corrispondenze della Repubblica per il Regno d’Italia….e la francatura delle corrispondenze del Regno d’Italia per la Repubblica di San Marino , dovrà essere rappresentata dai francobolli in uso nel rispettivo Stato”. San Marino , in sostanza , scriveva Antonietta Bonelli, aveva deciso di procedere all’emissione e quindi all’uso dei propri francobolli e la decisione risponde sia all’opportunità di godere pienamente di una delle prerogative derivanti dalla sovranità di uno Stato , sia alla necessità di favorire maggiori e più certe fonti d’entrata al magrissimo bilancio della Repubblica”.

I primi francobolli sammarinesi furono emessi il 1° luglio 1877 ma , per un ritardo nella fornitura da parte della stamperia italiana, giunsero a San Marino solo il 2 luglio e la messa in vendita dovette essere ritardata di un mese . Sono 5 valori , su disegno ed incisione di Enrico Repettati, e furono stampati dalla giovane Officina Carte Valori di Torino (fondata nel 1866). I valori furono stampati in fogli da 100 esemplari ed hanno per soggetto la cifra del relativo importo o lo stemma della Repubblica : 2 cent, 10 cent,20 cent,30 cent.40 cent.

In un’epoca in cui la filatelia era agli inizi.. e faceva sognare viaggi in paesi esotici, la Repubblica di San Marino non era molto nota neppure fra i collezionisti europei, a causa delle sue scarse emissioni. Finchè, tra il 1891 e il 1892, un giovane commerciante tedesco arrivò sul Titano , in cerca di nuove occasioni: si chiamava Otto Bickel. Per prima cosa fondò una rivista specializzata intitolata “San Marino Philatelist” che propagandò subito il francobollo sammarinese, la cui rarità, dovuta alla bassa tiratura, orientò verso i valori sammarinesi molti speculatori che operavano in quel campo. Per fare contenti i collezionisti, scrive Filanci, il Bickel usava sempre vistose affrancature tutte in perfetta tariffa anche se impiegando pure ritagli del biglietto postale e qualche frazionamento del 2 cent.

Nel giro di un solo anno, ancora citando Filanci, l’attività di Bickel mandò in crisi la tranquilla vita postale di San Marino, tanto da provocare l’esaurimento improvviso del valore da 5 cent.

In attesa delle nuove forniture si decise di sovrastampare 10.000 francobolli da 30 cent. Purtroppo a San Marino l’unica tipografia disponibile era quella del Prof.Giuseppe Angeli e non era attrezzata per una simile impresa: la necessità di usare cinque lettere “C” e cinque cifre “5” costrinse ad usare tutti i caratteri disponibili, anche se diversi e a soprastampare solo mezzi fogli.

Bastò che Bickel usasse questi francobolli per spedire la sua rivista che l’intera tiratura fu esaurita. Essi hanno tuttora una quotazione elevata e sono oggetto di assidua ricerca.

Dopo una serie di soprastampe volte a far fronte al fabbisogno improvviso , arrivarono le nuove provviste di francobolli e cartoline , e l’aver cambiato il colore dei francobolli per adattarli ai valori italiani si trasformò in un successo di vendita ai collezionisti , facendo scoprire ai governanti sammarinesi la filatelia.

Anche un Sammarinese operò nel campo della filatelia con onestà e coraggio: fu Alfredo Reffi che nel 1855 fondò la ditta cui volle dare il nome di “Antica casa Filatelica” , commerciò valori postali e stampò le prime cartoline illustrate riproducenti vedute del Paese di fine secolo.

Esse sono anche oggi oggetto di appassionata ricerca e, data la loro rarità, hanno raggiunto un alto valore. Notevole, quindi, la figura di questo Sammarinese che può essere considerato un pioniere nell’attività che aprì le porte al grande commercio turistico.

Nel 1882 San Marino emise il primo intero postale. I primi segnatasse sono del 1897, gli espressi del 1907, i pacchi postali del 1928 e del 1931 i primi francobolli di posta aerea.

Quando nel 1894 il Bickel lasciò San Marino…, prosegue Filanci, i sammarinesi erano ormai in grado di fare da soli tanto è vero che , in occasione dell’ inaugurazione del nuovo Palazzo del Consiglio Principe e Sovrano invitarono una star del tempo, il poeta Giosuè Carducci, per tenere il discorso inaugurale e nel campo filatelico diedero vita ad una serie di primati ancora oggi senza uguali : la prima emissione al mondo di un francobollo di beneficenza, il cui ricavato era devoluto all’ospedale; la prima busta al mondo destinata ad invii filatelici e l’unica in omaggio a chi sottoscriveva ordini superiori a L.500; il francobollo più grande mai emesso, il 5 lire del “bustone” (record mondiale ancora non superato) e , in area italiana, la prima emissione celebrativa.

Negli anni successivi si succedettero nuove convenzioni e nuovi servizi postali , le tematiche delle emissioni filateliche riguardarono le vedute panoramiche del monte Titano, quindi i grandi eventi della storia sammarinese, nonché le opere che di anno in anno secondarono e favorirono lo sviluppo del progresso della nostra antica Repubblica. Fu nell’anno 1945 che venne istituito l’Ufficio Filatelico al quale venne attribuito il compito di emettere e commercializzare i francobolli sammarinesi. Nuove tematiche vennero proposte quali quelle riguardanti l’arte, gli sport, i fiori, gli animali.

San Marino ha trasmesso attraverso francobolli, cartoline, buste postali e aerogrammi non solo la conoscenza di personaggi, avvenimenti, tradizioni e istituzioni sammarinesi, ma anche temi culturali e di più ampia attualità, dai diritti della donna e dell’infanzia alla difesa dell’ambiente, dalla vocazione al dialogo interculturale alla pace. E l’ha fatto in modo spesso originale e innovativo: oltre ai vari primati che abbiamo già illustrato , nell’agosto 2009 ha emesso i primi francobolli da vedere in 3D con l’altrettanto innovativa confezione postale- stereoscopio.

le citazioni sono tratte da :
- M.Antonietta Bonelli - 1998 - Una montagna di francobolli . Ed.Azienda Autonoma di Stato Filatelica e Numismatica - Rep. San Marino
- Le guide postali Marini - 2008 - Franco Filanci : Da San Marino una lunga storia di posta,primati e francobolli. Genova

 

NUMISMATICA
L’esiguità della popolazione e del suo territorio non imposero mai a San Marino la necessità di istituire una Zecca ; non esisteva infatti la convenienza di istituire una zecca con i servizi relativi, i mezzi tecnici, la disponibilità di metalli, i cui costi potessero essere compensati da un circolo monetario e da un sistema bancario in grado di sostenere una moneta sammarinese. Né San Marino era governata da un monarca o da un signorotto che fosse spinto dall’ambizione di tramandare ai posteri la sua testa o i simboli del casato incisi sulle monete (1).

La proposta , avanzata da alcuni “ zecchieri” forestieri che “cercavano di venire qua a battere moneta” venne esaminata dal Consiglio Principe e Sovrano ma non ebbe alcun seguito (Atti del C.P.S. libro 14 c.121 seduta 3.1.1608). Se ne riparlò quasi due secoli dopo : nei verbali della seduta del Consiglio Grande e Generale del 28 ottobre 1792 si legge che “ fra i molti mezzi proposti per migliorare la nostra libera esistenza fu anche motivato quello di erriggere nella Repubblica una zecca..”. La proposta fu approvata ma poi … abbandonata.

L’unica “zecca” operante per brevissimo tempo sul territorio sammarinese fu quella impiantata clandestinamente nel 1871 da un falsario (2).

Il problema di “battere moneta” venne affrontato in modo sistematico nell’ambito della prima Convenzione monetaria italo- sammarinese del 1862, la quale stabilì all’art.24 che “le monete che la Repubblica credesse col tempo di dover coniare potranno avere corso legale nel Regno, purchè ragguagliate al sistema decimale ed abbiano lo stesso titolo e peso di quelle regie”. La prima moneta di rame, di 5 centesimi , con lo stemma ufficiale della Repubblica (le tre torri sormontate da una corona e circondate da un ramo di alloro e uno di quercia) venne così emessa nel 1864 dalla Regia Zecca di Milano.

Alla prima emissione ne seguirono altre ad intervalli regolari ( nel 1898 le prime monete in argento) ed in conformità alle clausole contenute nelle successive convenzioni monetarie, fino a quella del 1939 con cui la Repubblica di San Marino si impegnò “a non effettuare alcuna nuova coniazione di monete di qualsiasi specie, salvo che si tratti di monete d’oro, ed in questo caso si varrà dei servizi della regia zecca”. La prima guerra mondiale e la crisi economica misero quindi momentaneamente fine al capitolo numismatica che riprese invece nel 1972 con coniazioni divisionali aventi “…nel territorio dell’altro, identico corso legale e potere liberatorio nei rapporti tra privati ed in quelli con le pubbliche casse” (art.3 convenzione monetaria Italo- Sammarinese 10 settembre 1971).

Dal 1974 riprendono anche le coniazioni auree. Molte sono state le serie di monete succedutesi dal primo conio ad oggi e la moneta aurea sammarinese è ancora un punto fermo di prestigio, originalità e autonomia anche in seguito al grande evento della moneta unica europea.

L’AVVENTO DELL’EURO
La Convenzione Monetaria, fatta a San Marino il 29 novembre 2000, tra la Repubblica di San Marino e la Repubblica Italiana, per conto della Comunità Europea, stabilisce che San Marino può emettere dal 1° gennaio 2002 monete in euro, monete divisionali e monete da collezione in oro e argento, per il valore massimo annuo di 1.944 mila euro.

Le monete in euro emesse da San Marino sono identiche alle monete in euro emesse dagli Stati Membri della Comunità Europea, che hanno adottato l’euro, per quanto concerne il valore nominale, il corso legale, le caratteristiche tecniche, le caratteristiche artistiche della faccia comune e le caratteristiche artistiche comuni della faccia nazionale. Le caratteristiche artistiche della faccia nazionale sono preventivamente comunicate dalla Repubblica di San Marino alle competenti autorità comunitarie. Ogni anno la Repubblica di San Marino comunica entro e non oltre il 1° settembre, il valore nominale delle monete in euro, suddivise in monete divisionali e monete da collezione (in oro e argento) che intende emettere nel corso dell’anno successivo. Il contingente massimo di coniazione è soggetto alla revisione biennale calcolata sulla base dell’indice ISTAT di variazione dei prezzi al consumo nei due anni precedenti.

È tradizione ormai consolidata tra gli appassionati di tutto il mondo collezionare le emissioni filateliche e numismatiche di San Marino, ricercate altresì anche dai non addetti ai lavori quale souvenir di grande valore artistico di una visita in Repubblica.

Le medaglie
La medaglistica sammarinese, nata in modo sommesso quasi in sincronia con la monetazione della Repubblica , mentre la filatelia sammarinese era ancora in incubazione , è andata allargando in progresso di tempo, dal 1932 in poi, le proprie tematiche ed il novero degli artisti che hanno dato la loro opera a questo scopo (3).

Relazione di Francesco Balsimelli tenuta al Rotary Club nel 1970

Conferenza tenuta dal Dott. Nicolino Parlapiano in occasione del Convegno "San Marino 2013" del 8 giugno 2013